“Misura ciò che è misurabile e rendi misurabile ciò che non lo è.” (Galileo Galilei)

Una citazione di Galileo come questa rende immediata l’idea di ciò che si intende quando parliamo di “misurare”: scoprire la verità.
Cosa significa misurare all’interno di un’azienda?
“Analizzare”, “numerare”, “controllare”: termini tecnici ma che hanno come significato comune l’obiettivo di fare una fotografia della realtà. Vedere e capire ciò che succede prima, durante e dopo il ciclo di produzione è cosa possibile grazie al Controllo di gestione.

Cos’è il controllo di gestione?

Oggi in un’azienda l’intuito, l’esperienza e il senso di responsabilità, sono requisiti necessari ma non più sufficienti.
Per governare la complessità interna e l’incertezza esterna è necessario conoscere costantemente l’effettivo stato delle performance attraverso un sistema di controllo di gestione opportunamente calato nella singola realtà aziendale.
Il controllo di gestione è una modalità operativa volta a guidare l’azienda verso il conseguimento degli obiettivi fissati in sede di pianificazione, proponendo dei report e dei dati con cui si analizza l’andamento aziendale.
Portare alla luce eventuali aree di criticità così come motivi di orgoglio per un’azienda, è quello di cui essa stessa si nutre per evolvere sul mercato ed essere sempre più competitiva.
Tutto ciò si fonda sulla coordinazione dei vari settori dell’azienda, con l’intento di governare l’efficienza e l’efficacia operativa dei processi e di tenere sotto controllo la redditività dei prodotti e delle vendite.
Il Controllo di gestione in Fides è essenziale come motore di azioni e di crescita continua.

Pasquale è il rappresentante di questa importante realtà all’interno della famiglia Fides. Egli si occupa anche degli acquisti, delle trasferte e della logistica, essendo inoltre Data protection officer ( privacy) e responsabile della sicurezza per Fides.
Grazie alla sua indole riesce a settorializzare tutto ciò di cui si occupa, facendo un controllo di gestione prima di tutto su se stesso e sulla propria figura lavorativa.

Controllo di gestione: come funziona in Fides?

Pasquale: “Il controllo di gestione è interessante in un’azienda come Fides che si divide tra diverse business unit: dall’offrire servizi di consulenza, alla realizzazione di progetti all’interno dei propri delivery center fino alle attività realizzate nell’innovation lab.
Il controllo di gestione che viene fatto in azienda si applica alle diverse sedi operative cercando di ottimizzare tutte le business unit implementando la collaborazione tra reparti per efficientare sia i processi che margini.
Come Controller aziendale cerco di avere più informazioni possibili su tutti gli aspetti e le attività, ringrazio i colleghi di tutti i reparti che sono sempre disponibili e collaborativi. Senza il lavoro di squadra nessun singolo può risultare vincente”.

Come si fa il controllo di gestione: qualche esempio pratico

Pasquale: “Potrebbe capitare che analizzando i dati di alcune attività risulti necessario adottare misure correttive. Questo può significare in alcuni casi investire nella formazione delle risorse in organico per allocarle su attività diverse, creando nuove possibilità di crescita anche per le risorse stesse.
Un altro aspetto che seguo è quello della creazione di processi interni atti a semplificare ed ottimizzare il lavoro di tutti.
Un esempio può essere quello di un processo ideato per la fase di inserimento di una nuova risorsa in organico.
Quando la risorsa è allocata dalle nostre sales manager, si esegue una precisa procedura che agevola il lavoro dell’amministrazione per l’iter successivo di assunzione fatturazione e tutte le altre fasi necessarie”.

Quali strumenti utilizzi?

Pasquale:”Tra i sistemi utilizzati vi è GPG un gestionale realizzato ad hoc tramite il quale riusciamo ad avere dei parametri su cui poi fare delle previsioni e che viene adattato costantemente alle esigenze che si presentano, riuscendo a ricavare di volta in volta analisi sempre più dettagliate.
Insieme a Salesforce, uno dei CRM più funzionali per la gestione dell’area commerciale, sono gli strumenti che ci permettono di pianificare strategie e prendere decisioni”.

E’ cambiato il modo di lavorare in questo periodo storico?

Pasquale: “Le attività sono le stesse, tranne le trasferte che per ovvie ragioni sono del tutto ferme. Sfrutto questo tempo per sviluppare nuove soluzioni e rendere l’azienda più funzionale”. 

“Nulla è più importante dell’assumere e formare le risorse umane. Perché alla fine della giornata tu scommetti sulle persone, non sulle strategie!” (Lawrence Bossidy, ex CEO di General Electrics)

La gestione delle risorse umane è l’insieme delle procedure e dei sistemi applicati all’interno di un’azienda per organizzare le prestazioni del personale e trarne i maggiori benefici.

Amministrare il capitale umano in modo efficace ed efficiente è, non solo di supporto, ma anche di fondamentale importanza in termini di investimento per il raggiungimento di traguardi e obiettivi aziendali. I rapporti biunivoci tra amministrazione e personale creano la vera rete di stabilità su cui si fonda l’organizzazione e la forza di un’azienda, che come tale deve assicurarsi una continuità nel tempo.

Quali sono le attività principali di cui si occupa la gestione del personale?

Predisporre, in azienda, un efficiente apparato organizzativo è essenziale, la gestione del personale non è una delle attività dell’azienda, ma è la principale attività.

“Bisogna sempre ricordare che gli esseri umani non sono il mezzo per il vostro fine, ma sono il fine stesso!” (Immanuel Kant, filosofo)

Gli addetti alla gestione personale possiedono un’agenda colma di impegni che devono essere gestiti bene per evitare sviste o mancanze.
Lorena e Giuseppe formano un vero e proprio team in Fides che viaggia secondo principi ben precisi e di alto valore. La loro collaborazione e le loro competenze tecniche hanno permesso di apportare valore, non solo nella loro attività, ma in tutta l’azienda. Garantendo una gestione precisa e attenta hanno permesso la formazione di un gruppo di lavoro tendente al miglioramento continuo.

Quali sono i valori che non possono essere trascurati?

Giuseppe: “L’umanità. Il rapporto umano è alla base di tutto, il nostro ruolo è quello di comunicare con chiarezza per evitare incomprensioni. Talvolta possono insorgere disguidi o fraintendimenti con gli altri dipendenti e bisogna sempre essere diplomatici e mantenere la calma. Questo è un aspetto fondamentale del nostro lavoro.”

Lorena: “Oltre ad essere pienamente d’accordo con Giuseppe, vorrei aggiungere che il primo esempio di umanità nella nostra realtà lo abbiamo da Umberto, Fondatore e CEO di Fides, che ha sempre orientato l’azienda alla famiglia e incentrato la sua mission sull’umanità ponendo in primo piano l’essere umano con il suo stesso atteggiamento. Quando ci confrontiamo con i colleghi non ci poniamo mai ad un livello superiore, ma con coerenza e trasparenza interagiamo con ogni membro dell’azienda con empatia.

Quali sono le cose da evitare?

Giuseppe: “Evitare di farsi trovare impreparati. Essere sempre disponibili, pronti ed efficienti per soddisfare le richieste di tutto il personale lasciando sempre fuori la sfera emotiva. Non farsi mai prendere dal panico per le richieste che riceviamo. Il nostro è un lavoro molto delicato, ma noi abbiamo sempre cercato di dare per primi l’esempio in termini di comportamento e di fare chiarezza sulle situazioni che si sono presentate.” 

Com’è cambiato il vostro lavoro in questo periodo?

Lorena: “Ci allineiamo costantemente con tutta l’amministrazione per restare aggiornati su tutto come se fossimo in ufficio. Con i colleghi degli altri reparti abbiamo notato che bisogna essere ancora più umani di prima. In questo periodo in cui manca il contatto fisico bisogna sempre di più “mettersi nei panni degli altri” e riuscire a comunicare in maniera empatica ha una valenza ancora più forte. Inoltre Fides è un’azienda dinamica in continuo cambiamento anche per quanto riguarda il rinnovamento del personale e neppure in questo periodo difficile ci siamo fermati continuando a lavorare secondo i valori e la mission della nostra azienda.”

“In questo periodo di Smart Working abbiamo rilevato un dato significativo – aggiunge Giuseppe – grazie al lavoro da casa tutto il personale sta lavorando in sicurezza e di conseguenza vi è una riduzione delle richieste dei giorni di malattia che sono diminuiti del 73%. Dal punto di vista dell’efficienza e dell’efficacia il nostro organico è migliorato. Oltre le malattie, in netta riduzione ci sono anche i giorni di ferie e le ore di permessi richiesti, che contribuiscono all’aumento della produttività aziendale.
Questi dati emersi, ci consentono di fare delle riflessioni sull’efficacia dello Smart Working: ogni risorsa non avendo vincoli di orario può organizzare la propria giornata senza sacrificare il lavoro, riuscendo ad essere attivi e concentrati e a portare a termine gli obiettivi prefissati.
E’ importante però sottolineare che il dato confortante del miglioramento delle performance generali delle risorse è un po’ “offuscato” dal mutamento del mercato, tuttavia, resta uno spunto di riflessione molto significativo”.

In Italia, sempre con più frequenza in questi giorni, si sente parlare di Smart Working, una strada che stanno percorrendo molte aziende in questo periodo per placare l’emergenza Coronavirus.
Cerchiamo di capire come funziona, quali sono i vantaggi, e perché nel settore IT viene utilizzato già da tempo.

Cos’è lo Smart Working

Lo Smart Working è una modalità di esecuzione del rapporto lavorativo con organizzazione per obiettivi, che non ha precisi vincoli di orario o di luogo di fruizione, in cui il lavoratore ha a disposizione gli strumenti per svolgere le proprie mansioni in autonomia.

Questa tipologia di lavoro ha, tra i tanti, lo scopo di accrescere il senso di responsabilità, il potere di delega, la gestione dei tempi e delle priorità ed agevolare la conciliazione di tempi di vita privata e lavoro. 
Ecco perché viene anche definito “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia”.

Lo Smart Working in Fides

Questa modalità di svolgimento della propria professione non è praticabile soltanto restando nella propria abitazione, ma anche tra gruppi di lavoro dislocati in diversi sedi. Grazie agli strumenti digitali, si sono sviluppati nel tempo nuovi modi di collaborazione, che favoriscono e facilitano la comunicazione, la creazione di network di relazioni professionali sia tra colleghi che con figure esterne alla propria organizzazione.
In Fides, abbiamo intrapreso metodi di Smart Working e Remote Working da anni e in molteplici contesti e progetti.

Oggi ne parliamo con Vincenzo, Senior Software Developer che opera spesso a distanza su importanti progetti dal delivery center Fides di Napoli.

“Come si organizza il lavoro a distanza?”

Nel mio caso, la fase iniziale dell’attività consiste nel recarsi, per un dato periodo, presso la sede del cliente dove si lavora a stretto contatto con i dipendenti di quest’ultimo e spesso anche con altri fornitori. In questo periodo di analisi si apprendono tutte le informazioni necessarie riguardanti il contesto sia dal punto di vista tecnico che funzionale, fornendo la totale autonomia lavorativa configurando gli strumenti necessari per lavorare da remoto”.

“Quali attività vengono svolte da remoto nel vostro team?”

“Dopo aver preso in carico le attività, vengono creati i team interni in Fides per i diversi progetti secondo le esigenze del cliente e le competenze del gruppo.
Per fornire un quadro generale, descrivo adesso alcuni progetti che abbiamo remotizzato per clienti dislocati tra Firenze e Padova. 
Per esempio, a Firenze, ci occupiamo di application maintenance e sviluppo di evolutive su un portale di servizi finanziari e bancari destinato al Private Banker, attraverso il quale gli utenti hanno la possibilità di gestire il patrimonio dei propri clienti, fornendo consulenza sugli investimenti come gli acquisti di titoli e azioni sul mercato. Rispondiamo alle richieste dei funzionari bancari fornendo loro anche supporto nell’utilizzo della piattaforma.
Per un importante cliente a Padova gestiamo un prodotto utilizzato da diverse banche per effettuare le richieste di finanziamenti e mutui. In questo caso, dopo aver appreso le conoscenze funzionali e tecniche, stiamo realizzando delle nuove funzionalità restando, dalla nostra sede di Napoli, a stretto contatto con il management del cliente.

“Cosa ne pensi dello Smart Working e del lavoro da remoto?

“Nella mia esperienza professionale sono sempre stato in contatto con persone dislocate altrove, adottando quindi le dinamiche del remote working.
Io credo che lo smart working sia il futuro, ma in realtà come la nostra è già il presente.
Come Paese dobbiamo ancora abituarci a questa realtà e ad autogestirci creando delle regolamentazioni ben precise, ma superata questa difficoltà presumo diventi una best practise lavorare secondo questa modalità nei settori che lo permettono, alternando con dei meeting de visu per non perdere il contatto umano che resta sempre fondamentale.”

Umberto Caccioppoli, CEO Fides, preseta RETAKE al Premio Best Practices per l’Innovazione, iniziativa finalizzata a diffondere la cultura dell’innovazione attraverso la presentazione di progetti e casi di successo.

In pochi mesi nasce BeeLife, un’idea che arriva di getto, quasi istintiva dal nostro team Digital. Chi se non le api sono protagoniste della rigenerazione nel nostro pianeta? Attraverso giochi di intrattenimento e sfide si è cercato di trasmettere al pubblico l’importanza e l’impegno di queste piccole creature che, come noi, con ogni singola azione possono contribuire a far funzionare il sistema.

Il concept viene modellato attorno a due cardini: realtà aumentata e multiplayer persistente. 

Ma cosa significano? Multiplayer lo dice stesso la parola, più giocatori affrontano le sfide di BeeLife, senza mai incontrarsi, non essendo multiplayer in tempo reale. Persistente invece perché ogni qualvolta un utente partecipa all’esperienza creerà parte di un ecosistema (nel nostro caso l’alveare) visibile e percepibile da tutti gli altri utenti.

 Ogni utente trascinerà la propria cella esagonale nell’alveare, che si incastrerà perfettamente tra le altre celle create dagli altri utenti formando così un mix perfetto tra interattività e lavoro di gruppo – Paolo Di Capua, Innovation Architect in Fides

BeeLife è composta da cinque differenti postazioni che differiscono per attività. L’intrattenimento alla base è sicuramente la realtà aumentata che indica al giocatore i vari step per giungere alla realizzazione dell’alveare. Una delle fasi più dinamiche è sicuramente quella del gaming, una sorta di arcade puzzle in cui l’ape trovandosi su di un sistema fluttuante cubico supererà trappole o characters nemici. 

Ma veniamo alle note succose, per la modellazione abbiamo lavorato su sistemi quali Cinema 4D e Silo 3D mentre il software è stato realizzato interamente con la tecnologia Unity ed il riconoscimento dei cosiddetti marker. Il software riconosce appunto il marker che riproduce una realtà aumentata, questa plasma ogni volta elementi tridimensionali diversi tra loro con una interazione diversa tra loro. 

Portiamo l’esempio delle celle esagonali. L’utente inquadrando il marker genera una cella che viene trasportata da una postazione all’altra senza la necessità di inquadrare più il marker. La cella arrivata alla successiva postazione viene lanciata nell’alveare che, attraverso un algoritmo, non si posizionerà mai nella stessa zona ma accanto o in mezzo ad altri moduli. Le celle create persistono in quella data posizione per tutta la durata della mostra cosicché il pubblico potesse vedere l’alveare costruito da tutti gli altri utenti. Inoltre è stato possibile sviluppare un qualcosa che in tempo reale potesse dare l’idea di quello che gli altri utenti stessero facendo in quello stesso momento: ovvero mentre un utente posiziona il suo esagono nell’alveare e l’altro utente invece inquadra l’esagono vede l’esagono del primo utente muoversi sul suo smartphone.

Lo scenario finale che ci si presenta è un ecosistema surreale,  formato da celle che si trasformano in fiori con sfumature molto accese: si avverte nell’immediato la veemenza della natura che non si può né distruggere né gestire.

Terzo appuntamento con la rubrica We are Fides: ci parla Elvira Uliano, Sales Manager in Fides.

We are Fides: intervista flash a Elvira Uliano, Sales Manager.

Cosa ti ha spinto a scegliere questa professione?

Prima di tutto la soddisfazione del cliente a lavoro consegnato e successivamente la possibilità di poter collaborare con un numero molto elevato di persone.

La passione per la tecnologia e le quotidiane sfide di questo settore sono le caratteristiche che mi hanno spinto ad intraprendere questa carriera. La varietà dei task quotidiani mi stimola a svolgere questo lavoro con passione.

Cosa non può mancare ad un account manager come dote caratteriale?

Un buon account fa sue le esigenze del cliente e gestisce con pazienza le criticità con le risorse che possono nascere in azienda.

Qual è la più grande difficoltà del tuo lavoro?

Bisogna essere sempre pronti, reperibili e con una soglia dell’attenzione molto alta. La tempestività gioca un ruolo fondamentale per contrastare la concorrenza.

L’account per il cliente è un punto di riferimento, per qualsiasi problema o necessità il cliente alza il telefono e chiede soluzioni rapide, se non immediate. Bisogna gestire le richieste dell’ultimo minuto in modo snello, sapendo incastrarle a tutte le task in essere in quel momento. Bisogna saper prevedere e schedulare tutto il possibile per poter soddisfare i clienti e accettare i cambi in corsa e capire le priorità.

Essere a contatto diretto con il cliente dà la possibilità di avere un feedback sul proprio operato e buoni spunti per le strategie commerciali dell’azienda che rappresento.

Se dovessi descrivere il tuo lavoro con 3 parole quali sceglieresti?

Imprevedibilità. Tempestività. Versatilità.

Motto personale

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Secondo appuntamento con la rubrica We are Fides: si racconta Antonella Cangiano, Delivery Manager in Fides.

Raccontaci come sei diventata l’ape regina della delivery

Sono entrata a far parte di Fides con la mission di trasferire il know how acquisito in giro per l’Italia in trent’anni di carriera.

Ricoprire il ruolo di delivery manager implica essere un riferimento per i ragazzi; dal mio arrivo in azienda ho lavorato sul team che avevo a disposizione facendolo crescere senza snaturarlo ragionando ad obiettivi da raggiungere nel medio e lungo termine.

Sono riuscita ad inculcare loro che sommando le esperienze di tutti si possono ottenere risultati importanti come gruppo e non solo relativamente ai singoli progetti.

Come mantieni motivato il tuo team?

Dal primo giorno ho chiesto al mio team di essere intraprendente, di osare.

Ho promesso alle persone in delivery che sarebbero cresciuti velocemente mettendo a supporto la mia esperienza. Questo è stato possibile anche perché ho trovato persone che hanno passione per questo lavoro, aspettativa di crescita e fame di conoscenza.

In realtà più che team di sviluppatori siamo un coach con la sua squadra che disputa il campionato: ognuno di noi  nell’istante in cui c’è una difficoltà sa esattamente in che ruolo bisogna schierarsi.

Quali sono gli aspetti del tuo carattere che si trasformano in punti di forza?

Sono una persona concreta ed estremamente razionale. Distinguo molto la sfera personale da quella professionale. Dico spesso al mio team che inizialmente non ci siamo scelti, ma è realtà che oggi io li sceglierei uno ad uno. Altro aspetto è la passione che trasmetto: bisogna dare l’esempio rimboccandosi le maniche prima di chiedere uno sforzo agli altri. Ciò che più di tutto mi aiuta a fare meglio questo lavoro è la modestia, nella maniera in cui la mia esperienza pesa esattamente come quella degli altri.

Malgrado tutte le parole (e sono logorroica!) sono una persona che lascia parlare i fatti ed è questo che mi aspetto faccia anche la delivery che ho voglia di gestire e far crescere ancora a lungo.

Qui in Fides, la delivery viene identificata con il clan “Make Avenue”. Penso che non potesse esserci termine migliore di Make per definire la delivery che porto avanti.

Parte la rubrica We are Fides: con la prima intervista abbiamo incontrato Marco Forte, Project Manager in Fides.

Come è cominciata la tua esperienza in azienda?

Andavo ancora alle superiori quando durante il periodo estivo venivo in Fides a fare la cosiddetta gavetta. Imparavo dai miei superiori rendendomi disponibile a qualsiasi attività che potesse essere per me formativa.

Così facendo già prima di diplomarmi è iniziata la mia carriera professionale in quella che inizialmente era una curiosità che ben presto diventò la mia più grande passione.

Per me Fides è una seconda famiglia; la mia figura professionale è cresciuta qui e come il CEO Umberto Caccioppoli reputa me un figlio così io reputo lui un padre. Mi ha accolto giovanissimo credendo in me dal primo giorno dandomi la possibilità di crescere e gliene sono grato.

In più di 10 anni ho imparato tanto e infinite sono state le soddisfazioni dal punto di vista lavorativo ed umano condivise con i miei colleghi.

Quali caratteristiche occorrono per svolgere questa professione?

Ascoltare. Può sembrare banale ma saper ascoltare è alla base di un percorso di crescita professionale.

Rendersi disponibili e proattivi è un altro punto fondamentale: capire quelle che sono le esigenze di chi lavora al proprio fianco o in altri team, capendo quali sono le criticità da affrontare offrendo il proprio supporto aiuta ad integrarsi ed a far capire ai propri colleghi su chi contare.

Mi capita spesso in caso di necessità di scendere in campo soprattutto nel rapporto con i clienti. La gestione del cliente è tra le attività più complesse da imparare, ma io cerco di aiutare le risorse junior da “dietro le quinte” per fargli fare le proprie esperienze senza scavalcarli.

Un consiglio pratico per chi sta approcciando al mondo IT?

Non ci sono scorciatoie ne manuali da seguire alla lettera. È un mestiere che ti riserva molte sorprese, quotidiane sono le sfide da affrontare.

Ogni progetto su cui ho lavorato ha le sue complessità, ma questo non deve far spaventare i ragazzi, anzi. Comprendere il dominio funzionale di un contesto nuovo aiuta ad integrarsi ed a crescere in fretta.

Quello che mi sento di consigliare è semplice: seguire come un’ombra chi fa questo da anni. Essere una spugna ed assorbire l’esperienza dei giganti. Ho imparato così e tutt’oggi continuo a farlo perché non si smette mai di imparare, di mettersi in gioco.

In questo settore nessuno sta li ogni giorno a dirti cosa fare. Alla base di tutto bisogna avere una forte passione per quello che si fa; c’è bisogno di sacrificio e impegno costante ma oggi posso dire, che rifarei le stesse scelte per sempre.

La mia mission è quella di trasmettere la stessa passione a chiunque entri a far parte di questa azienda.

Il format Job In Campus permette ogni anno di incontrare concretamente le aziende, accorciando di fatto la distanza fra il mondo delle professioni e il mondo della formazione. La giornata del 23 ottobre dalle ore 9:00 alle ore 17:00 sarà, infatti, interamente dedicata alle attività di incontro diretto tra studenti e i responsabili aziendali che illustreranno ai partecipanti le opportunità di ingresso, le modalità di selezione e le informazioni sui profili professionali ricercati. Gli stand sono ubicati nel foyer del teatro di Ateneo “F. Alison” e dell’Aula Magna “V. Buonocore” (Edificio A2 del Campus di Fisciano)

“Cerchiamo di curare due aspetti fondamentali del profitto: come si raggiunge e cosa ne fai. Vogliamo raggiungerlo in maniera onesta e dignitosa e cosa che facciamo è quella di far stare bene tutti: l’obiettivo è il bene comune, bene delle persone che stanno attorno a noi e soprattutto delle famiglie” – così si racconta Umberto, Chief Executive Officer della Fides.

Nata poco più di 10 anni fa, la Fides ad oggi conta 250 collaboratori divisi su due sedi (Napoli e Milano). Per Umberto chiamarli collaboratori sarebbe riduttivo perché fanno parte della propria grande famiglia. Succede così quando un manager fondando l’azienda decide di metterci la propria vita: gli aspetti manageriali, personali e familiari coincidono e non si possono mai contraddistinguere.